Passo della Sforzellina: escursione in Val di Pejo

 

La Val di Pejo è da sempre una meta molto amata dagli escursionisti e noi, oggi, vi portiamo alla scoperta della gita del passo della Sforzellina. Posto a 3.006 metri di altitudine, questo valico fa parte del gruppo Ortles – Cevedale all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio ed è situato ai piedi dell’imponente Corno dei Tre Signori (3.359 metri).

L’itinerario, consigliato esclusivamente a escursionisti esperti (EE), parte da Fontanino di Celentino a quota 1.670 metri e si dipana tra le selvagge vallate in cui scorre il fiume Noce. Nella prima parte di questo articolo vi fornirò qualche dato tecnico riguardante il nostro itinerario, mentre nella seconda vi racconterò della nostra incredibile avventura durata all’incirca 11h15′!

Passo Sforzellina dalla Val di Pejo: info tecniche

  • Partenza: FONTANINO DI CELENTINO (1.670 m, zona Peio Fonti)
  • Arrivo: PASSO DELLA SFORZELLINA (3.006 m)
  • Sentieri CAI – SAT: nr. 110
  • Periodo consigliato: estate
  • Difficoltà: EE (itinerario per escursionisti esperti)
  • Durata: dalle 10 alle 12 ore
  • Fondo: pietre (70/75%), sterrato (20/25%)

Passo della Sforzellina: itinerario

Raggiunta la cittadina di Peio Fonti, seguite le indicazioni per località Fontanino di Celentino (1.670 m) e lì parcheggiate l’automobile. Solitamente si sale dal lato sinistro, si oltrepassano lago di Pian Palù e malga Giumella (1.950 m), e quindi si raggiunge malga Paludei (2.106 m) dopo aver preso il sentiero CAI – SAT nr. 124.

Noi siamo saliti invece dal ripido lato destro, raggiungendo malga Paludei dopo poco più di un’ora di tragitto. Da lì abbiamo inforcato il sentiero CAI – SAT nr. 110 e, dopo un lungo percorso, siamo arrivati alla fine della Val Piana costeggiando il corso del fiume Noce.

Alla cima del passo della Sforzellina mancavano ancora 2h40′ circa, quando abbiamo trovato il bivio verso la Val Umbrina e il Bivacco Battaglione Ortles (3.168 m). Da lì in poi il sentiero diventa una pietraia e il mix di altitudine e pendenze sempre più toste comincia a farsi sentire.

Verso quota 2.700 m si raggiunge una conca, ai cui lati comincia a vedersi il filo spinato risalente ai tristi giorni della I guerra mondiale, oltre a qualche lingua di neve dalle sfumature rosa. Da qui alla cima c’è il tratto più impegnativo, con qualche difficoltà tecnica dovuta al terreno particolarmente ostico in certi punti.

Subito sotto la vetta si arriva in una vecchia roccaforte diroccata risalente proprio alla Grande Guerra. Da lì si scende di qualche metro e bisogna superare due brevi tratti innevati prima di raggiungere il cartello segnaletico in cui viene indicato il Rifugio Berni sul passo Gavia a 4 ore di distanza.

La cima del passo della Sforzellina si trova un centinaio di metri più in alto, all’altezza di un paletto di legno. Questi ultimi metri sono veramente duri: il terreno è estremamente ripido e le innumerevoli piccole pietre creano parecchie difficoltà sia in discesa sia in salita.

In ogni caso, il bellissimo panorama vi ripagherà dello sforzo fatto. Per quanto riguarda la discesa, abbiamo optato per l’itinerario che avevamo invece scartato in salita. Siamo quindi scesi per gran parte del percorso dallo stesso lato della salita ma, nel finale, siamo rimasti sul lato destro passando dunque dallo spettacolare lago di Pian Palù.

I tre eroi del passo Sforzellina: un’avventura epica!

Come tappa di preparazione al trekking sul Monte Vioz (3.645 m), l’amico Marco Cova (marito di Stefania Sicher) ha proposto al gruppo dei “Confratelli” di Tavon una bella ecursione sul passo della Sforzellina per la data di domenica 19 luglio 2020 e, alla fine, abbiamo accettato io e Marco Marchioro (marito della mitica cameriera Marisa).

Dopo la sveglia alle 4.10, ho fatto una veloce colazione; quindi ritrovo alle 5 a Coredo e arrivo alle 6 presso la località Fontanino di Celentino in Val di Pejo. Qui ci siamo cambiati al volo, indossando l’abbigliamento tecnico (avevo la maglietta del Predaia Bike Team) e gli scarponi e … via verso la vetta!!!

Prima di partire con il racconto della gita, essendo questo itinerario veramente tosto, vorrei segnalarvi qualche importante accorgimento da tenere in considerazione:

  • Portatevi dietro da mangiare (barrette, frutta, panini …) e nutritevi / bevete con regolarità
  • Indossate scarponi “seri” altrimenti, dopo oltre 11 ore sulle pietre, non riuscirete più a muovervi per parecchi giorni
  • Portate una mantellina / k-way per proteggervi dal freddo

Passo Sforzellina: la salita

Siamo partiti verso le 6.05 e abbiamo imboccato il ripidissimo sentiero sul lato destro subito dopo il parcheggio. Dopo pochi minuti, i miei polpacci stavano già bruciando ma, per fortuna, dopo un po’ il pendio si è fatto più dolce e quindi ho potuto recuperare velocemente.

Verso le 7.15 eravamo già arrivati a Malga Paludei (2.106 m) e lì abbiamo sostato per la prima volta per mangiare una barretta energetica e bere un po’ d’acqua. Fortunatamente Marco Marchioro ha letto gli ingredienti presenti nella sua barretta un attimo prima di buttarla giù, accorgendosi che ci sarebbero potute essere tracce di sesamo. Essendo lui allergico al sesamo … è andata bene!

Da lì siamo subito ripartiti belli carichi verso la salita successiva, posta tra i verdi prati su cui alcune mucche stavano pascolando, e affiancata dalla splendida Punta San Matteo (3.678 m). Qui abbiamo ammirato un attimo il panorama e poi abbiamo ripreso a spron battuto lungo il sentiero della Val Piana.

Questa parte presenta le pendenze inferiori di tutto l’itinerario, ma è il pezzo in cui lo sterrato lascia spazio alle pietre e da qui iniziano le prime difficoltà. Inoltre questo lungo rettilineo è affiancato dal corso del fiume Noce e, una volta ogni tanto, si trova qualche sparuto laghetto alpino.

Terminata la Val Piana, precisamente al bivio con il “sentiero” per il Bivacco Battaglione Ortles, abbiamo incontrato un escursionista molto allenato, il quale ci ha detto che avrebbe raggiunto proprio il Bivacco. Noi abbiamo invece proseguito sulla sponda sinistra verso il passo della Sforzellina. Eravamo a una quota di circa 2.500 metri, il percorso è tornato a presentare aspre pendenze e io ho cominciato a soffrire.

Peccato solo che alla cima mancassero ancora 2h30′, senza contare la lunghissima e interminabile discesa da percorrere successivamente. Abituato alle sofferenze della bici, non mi sono perso d’animo e ho continuato a salire con il mio passo regolare, spronato spesso dai due compagni d’avventura.

Giunti a quota 2.700 metri, ci siamo ritrovati in una conca e subito dopo abbiamo cominciato a risalire. Qui abbiamo trovato il tratto più tosto in assoluto: le dure pendenze, il terreno sconnesso e l’altitudine ci hanno davvero messo a dura prova, ma con grande tenacia abbiamo proseguito egualmente verso la vetta senza mai lamentarci.

Man mano che salivamo, abbiamo incrociato metri e metri di filo spinato risalente alla I guerra mondiale e verso quota 2.930 metri abbiamo raggiunto una piccola roccaforte diroccata, in cui ci siamo fermati qualche minuto a mangiare e riposare. Quindi abbiamo ripreso la marcia e, dopo aver superato due tratti innevati, siamo arrivati al cartello che indicava il Rifugio Berni sul passo Gavia a 4 ore da noi.

Il passo della Sforzellina è poco battuto e frequentato e anche lì non abbiamo incontrato nessuno. Inoltre non si capisce molto bene dove sia esattamente la vetta, pur intuendo che un paletto di legno posto un centinaio di metri più in alto rispetto al cartello del Rifugio Berni possa essere proprio il punto d’arrivo.

Il pezzo finale era veramente duro nonché piuttosto pericoloso, ma un indomito e scatenato Marco Marchioro lo ha superato come se fosse il sentierino dei 2 Laghi di Tavon e Coredo, raggiungendo facilmente i 3.006 metri della vetta. Io e Marco Cova ci siamo invece fermati subito sotto, rispettivamente a 2.970 e 2.985 metri. Eravamo infatti molto stanchi e abbiamo preferito evitare inutili rischi a quel punto.

Vi ricordo che il passo della Sforzellina è un semplice valico, mentre la cima della montagna è rappresentata dalla Punta della Sforzellina a quota 3.099 metri. Da lì abbiamo potuto comunque ammirare un panorama mozzafiato, con il Corno dei Tre Signori (3.359 m) a poca distanza da noi. E, dopo qualche foto di rito, abbiamo iniziato la discesa.

Passo Sforzellina: la discesa

La discesa dal passo della Sforzellina è stata forse più dura rispetto alla salita. Non naturalmente per Marco Marchioro, un vero e proprio treno sia in salita sia in discesa, ma soprattutto per me e in parte anche per Marco Cova. A occhio e croce infatti, Marchioro avrebbe potuto metterci almeno due ore in meno di noi tra andata e ritorno (se non di più).

Tornando a noi, il primo tratto della discesa era molto ripido e su pietra, pertanto sono arrivato alla conca a quota 2.700 metri con le ginocchia a pezzi e i piedi molto dolenti. Al contrario degli altri due, io non sono un camminatore (ma un biker) e forse ho pagato a caro prezzo la mancanza di abitudine a questo tipo di sforzo.

A metà strada ci siamo fermati presso un laghetto, in cui abbiamo fatto un po’ di kneipp per riattivare la circolazione. Siamo quindi ripartiti e dopo un paio di infinite ore siamo arrivati al lago di Pian Palù. Wow, che spettacolo! Inoltre la pianura su un sentiero finalmente ben battuto mi ha rinvigorito al punto che riuscivo a tenere un discreto ritmo anche nei brevi tratti di salita prima che la strada tornasse a scendere fino al parcheggio.

Eravamo ormai in ballo da circa 11 ore, quando abbiamo oltrepassato il lago e ci siamo buttati nella discesa conclusiva. Qui sono tornato a soffrire nuovamente, ma ho stretto i denti e sono riuscito ad arrivare alla conclusione con i muscoli roventi e le ginocchia piegate in due. La gioia è stata però tanta e alla fine siamo scesi a Pejo Fonti, dove abbiamo festeggiato questa nostra piccola impresa in una pasticceria davanti a krapfen e sacher con panna montata.

Conclusioni

La gita al passo della Sforzellina è adatta esclusivamente a persone ben allenate. L’itinerario si svolge infatti quasi completamente su pietra e la discesa spaccagambe è forse ancor peggio rispetto alla salita. Per affrontare un itinerario del genere è inoltre fondamentale una buona compagnia, con cui distrarsi e spronarsi durante le interminabili ore di percorso.

Ringrazio dunque i miei compagni d’avventura Marco Cova e Marco Marchioro e anche voi, cari #PinetaLovers, per aver dedicato un po’ del vostro tempo alla lettura di questo articolo. Buona gita a tutti e alla prossima!

Riccardo Tempo


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