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Il nostro cuore vola in Brasile.

Lettera di Natale dai nostri amici del Brasile… la toccante storia di Luciana

 

Da diversi anni il Pineta porta avanti il progetto “Adotta un melo in fiore”, grazie a cui con l’aiuto dei nostri ospiti raccogliamo dei fondi per aiutare la comunità afrodiscendente che vive in Brasile nella regione del Sertão.

Questa comunità ha accolto Laura e Nicola per il loro matrimonio e da quel giorno il contatto con queste persone non è mai stato perso. Ogni anno gli aiuti umanitari raccolti con questo progetto sociale di solidarietà vengono utilizzati da Luis e Francimar per migliorare le condizioni sociali e umane degli amici brasiliani.

I fondi raccolti vengono usati in gran parte per creare delle borse di studio per i ragazzi più volenterosi e per finanziare il lavoro dei volontari che sono il cuore pulsante del progetto.

Qui di seguito vi proponiamo la toccante lettera di Natale scritta da Luis e dedicata quest’anno alla storia della cara Luciana…

IL NATALE DI LUCIANA

“PRIMA, non mi piaceva il colore della mia pelle nera. Molte volte, quando facevo il bagno, usavo candeggina per vedere se la mia pelle si schiariva. Avevo paura di espormi al sole per non peggiorare la situazione, questo perché ho sofferto molto per la discriminazione delle persone a causa del mio colore…, ma oggi sono appassionata per il mio colore e per il colore di questa bellissima bambola nera”.

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Natale di Luciana il nostro progetto solidale continua e porta i suoi piccoli frutti

Luciana coccola con affetto una statuetta di donna, molto colorita, che Francimar le mostra e nel frattempo si lascia sfuggire questa testimonianza spontanea e estremamente toccante.

Mi sono incuriosito e dopo alcuni giorni ho incontrato Luciana per saperne di più. Il “prima” di cui parlava non risale a molti anni fa, ma da quando, poco più di un anno, abbiamo iniziato un cammino con le donne del quilombo Grilo, cammino portato avanti da Maria, una hippie degli anni ’70, dice lei, del periodo più vero di questo movimento.

È nata così la casa delle donne quilombolas che è il punto di incontro per molte di loro. È iniziato un cammino di conoscenza e di coscienza.

Luciana sta arrivando ai 40 anni, sposata con Edoardo: una coppia di neri con due figli, Caio (14 anni) e Cecilia (6 anni). Caio ha gravi problemi di ritardo ma è molto amato e seguito dalla mamma.

“A tredici anni sono andata a lavorare a Campina Grande per aiutare i miei genitori a costruirsi una casetta di mattoni: abitavamo in cima a una grande pietra in una casa di terra qui al Grilo. Facevo lavori domestici in una famiglia benestante che non mi valorizzava: abitavo in fondo alla casa, in situazioni precarie con poca alimentazione e molte volte dovevo cucinare quel poco che restava del cibo della famiglia, con farina di granturco e il mangime del cane per sfamarmi. Ho patito la fame. Non ho resistito molto e ho cambiato casa. Ho lavorato in varie famiglie. A 23 anni sono andata a Rio de Janeiro, sempre come domestica ed abitavo in una favela, Vila do João. Finalmente sono ritornata al Grilo per poter accudire meglio Caio”.

Confesso il mio disagio nell’ascoltare questi spezzoni di vita durissimi per me e che lei racconta con tanta calma e serenità quasi per dire che ha fatto la pace col suo passato ed ora è qui, cosciente e felice per essere donna e donna nera. Ha dato una attenzione speciale ai suoi capelli e ne è molto soddisfatta, non cosa da poco per molte donne nere. Abita in una casetta semplice e confortevole, con Eduardo, muratore, e i suoi due figli. Dall’altra parte della strada si trova la casa dei genitori, di mattoni. Teresa e Bastião vivono vicino a lei nella tanto sognata casa.

solidarietà

Il Natale di Luciana il nostro progetto di solidarietà ..

Luciana ha iniziato un cammino senza ritorno con il gruppo delle donne del quilombo scoprendo sempre più le proprie capacità, il proprio valore, e soprattutto si vuole bene. Direi che Luciana è rinata come donna e donna nera: prima era un essere indefinito, condizionato dalla società escludente e razzista. Solo chi ha la pelle nera, il negro o negra come si dice qui, sa cosa vuol dire il dolore che provoca la discriminazione per il colore della pelle. Io posso solo raccontare il dolore altrui perché sono solo testimone, anche se partecipe, di chi, compresa Francimar, ha vissuto un passato segnato dal razzismo.

Nessuno di noi è mai stato disprezzato per essere di pelle bianca. Il razzismo è una spada conficcata nel più profondo della persona e che la porta a non volersi bene e autodiminuirsi di fronte agli altri. Alle volte mi trovo a rivisitare i miei 45 anni di Brasile e penso che è solo da 21 che mi dedico a questa problematica della discriminazione razziale, una triste realtà che ancora massacra tante persone. Ho sempre vissuto in mezzo ai poveri, ma non avevo ancora capito che fra I poveri ci sono quelli ancora più poveri, coloro che sono stati segnati per essere di pelle nera.

Luciana, come molti altri, donne e uomini ha fatto il suo Natale, è rinata alla vita per essere segno per sé e per molti che un Dio buono, amore universale, padre e madre che anima ogni cosa, ci ha fatti figli e quindi fratelli, tutti uguali in dignità e diritti. Lo voglio ricordare a noi che ci diciamo cristiani e che per vocazione dovremmo essere aperti e accoglienti alle persone di ogni angolo del mondo, di ogni gruppo etnico, di ogni religione, di ogni espressione affettiva e di qualunque situazione.

Facciamoci fratelli e sorelle di tutti, soprattutto di quelli che non trovano un posto caloroso fra noi.

Buon Natale! Gigetto/Luis

Leggi ancora qualche curiosità sul nostro progetto, sui ragazzi del quilombo e in generale su Adotta un Melo in Fiore“!

Qui troverete invece la lettera40 anni di Brasile scritta nel 2017.

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