Tamara Lunger al Pineta: un evento indimenticabile

 

Tamara Lunger è appena partita dal Pineta e… già ci manca tantissimo e non vediamo l’ora di poterla riabbracciare qui tra le nostre incantate montagne della Val di Non!

Grazie all’organizzazione di Dolomiti Walking Hotels, la mitica alpinista altoatesina è stata infatti nostra ospite per una conferenza durante la serata di venerdì 14 maggio 2021 e poi, il giorno seguente, ha accompagnato gli ospiti in una bellissima passeggiata tra i nostri boschi.

Siete pronti a scoprire il racconto di questo splendido weekend? Allora mettetevi comodi e buona lettura del post sull’evento “Vincere la paura grazie alla natura“.

VINCERE LA PAURA GRAZIE ALLA NATURA: I RACCONTI DI TAMARA LUNGER

“Stasera non vi parlerò della recente spedizione invernale sul K2. Mi serve ancora un po’ di tempo per metabolizzare l’accaduto e, quindi, vi racconterò qualche altra mia avventura avvenuta in questi ultimi anni”.

Così è iniziata la presentazione di Tamara all’interno della saletta allestita al fianco del bar. Le ferite interiori del K2 sono ancora troppo forti e, allora, il focus della serata ha riguardato altri eventi un po’ più lieti.

Davanti al caloroso pubblico del Pineta, la narrazione di Tamara è partita con il ricordo dell’avventura sul Kangchenjunga assieme a Simone Moro, suo storico compagno di scalate, nel 2017.

KANGCHENJUNGA SKYLINE PROJECT

Se già la scalata della terza vetta più alta del pianeta con i suoi 8.586 metri rappresenta una grande impresa, i nostri due campioni avevano in quell’occasione pensato a qualcosa di più, ovvero lo “Skyline Project” grazie a cui compiere l’intera traversata del massiccio.

Partendo dal campo base, la loro idea consisteva nella scalata di Yalung Kang (8.505 metri), Kangchenjunga principale (8.586 m), Kangchenjunga centrale (8.482 m) e Kangchenjunga sud (8.476 m), realizzando perciò la traversata di tutta la cresta.

“Io ero in buona forma – ha detto Tamara – mentre per la prima volta ho visto Simone in affanno. Purtroppo non è riuscito ad acclimatarsi bene e, sin da subito, ha avuto problemi di stomaco. Alla fine, verso i 7.200 metri, ha deciso di abbandonare. Io invece avrei voluto almeno raggiungere la cima principale e mi stavo preparando per la scalata in solitaria. Allora ho chiesto a Simone di passarmi la tenda che, in quel momento, era nel suo zaino. Io ho appoggiato un attimo la tenda a terra ma, purtroppo, il vento l’ha fatta volare via. Così Simone mi ha detto: “Hai visto Tamara, è un segno del destino… forse è meglio che ritorni giù con me!”. Così sono scesa anch’io e ho dovuto abbandonare quel sogno”.

Che il progetto originale della traversata delle varie creste fosse “da rivedere”, Simone lo aveva già detto alla propria compagna sin dall’inizio.

“Simone aveva sognato che, se avessimo fatto tutta la traversata, sarebbe dovuto andare dai miei genitori a parlare loro della mia scomparsa. Ciò lo ha turbato notevolmente e, sinceramente, è andata meglio così”.

PARAPENDIO IN INDIA CON AARON DUROGATI

“Avevo promesso da tempo ad Aaron Durogati, un grande campione di parapendio, che avrei fatto un viaggio con lui e siamo partiti per l’India nell’autunno del 2017. All’inizio non sapevo proprio che cosa avrei potuto aspettarmi ma, poi, posso dirvi che è stata un’esperienza indimenticabile”.

Terminata la spedizione del Kangchenjunga, Tamara è dunque ripartita per un altro viaggio, seppur un po’ diverso dal solito. Assieme al paraglider Aaron Durogati, al fotografo Alessandro d’Emilia e a un driver, hanno raggiunto le lande selvagge dell’India al di là del Rothang Pass e lì hanno trascorso un mese esplorando il territorio.

“Lì non avevamo alcuna pressione e questo fatto è stato di mio gradimento. Eravamo completamente soli e intorno avevamo solo le montagne e gli animali. L’esperienza forse più incredibile è stato volare nel cielo con le maestose aquile intorno. Lì capisci che cosa sia la libertà e ti senti un tutt’uno con la natura”.

Tamara non ha però incontrato solo le aquile, ma… probabilmente anche una pantera!

“Era notte e, mentre eravamo accampati nelle tende, a un certo punto abbiamo cominciato a sentire rumori strani. Abbiamo compreso che era un animale ma, sinceramente, non capivamo bene che cosa fosse. Dopo un po’ sono però dovuta uscire a fare la pipì, ma lì non c’era più nessuno intorno. Il giorno dopo abbiamo descritto il rumore a una persona del posto e questi ci ha detto che probabilmente era una pantera!”.

Il viaggio in India con Aaron ha quindi avuto il suo focus nel lato esplorativo, risultando unico nel proprio genere. Le massime quote raggiunte a piedi sono state di circa 6.000 metri e, vi assicuro, i video che Tamara ci ha mostrato hanno emozionato incredibilmente tutta la platea.

SIBERIA – 71°: LA SCALATA NEL GELO DEL PIK POBEDA

Circa un anno dopo rispetto al viaggio in India, Tamara ha intrapreso una nuova fantastica avventura assieme a Simone Moro e questa volta le meta prescelta è stata la Siberia.

“Inizialmente ho avuto qualche dubbio a causa del freddo estremo di quei luoghi. Avevo letto che le temperature potevano arrivare a -70° e ciò mi spaventava parecchio. Poi, però, alla fine ho accettato ed è stato pazzesco!”.

Personalmente avevo già letto il libro “Siberia -71°” di Moro e, quando Tamara ci ha mostrato le immagini e i video dell’impresa, ho provato una forte emozione. Finalmente stavo mettendo a fuoco ciò che avevo semplicemente letto e… è stato come catapultarmi assieme a loro a Jakutsk, Ust-Nera, Sasyr e sull’incredibile Pik Pobeda, cima di 3.003 metri spazzata dal gelido vento siberiano.

“Lì la vita è estremamente difficile – ha raccontato Tamara – e mi sono chiesta subito come si possa vivere in quei posti. Il clima è estremo, al punto che ci sono dieci mesi all’anno di freddo pauroso, mentre gli altri due presentano un clima torrido. Inoltre le donne non sono ben viste e ciò mi è dispiaciuto molto. Quando siamo arrivati nell’ultimo villaggio prima di partire per il Pik Pobeda, gli uomini mi ignoravano e io mi sono sentita un fantasma. Forse hanno cominciato a portarmi un po’ più di rispetto quando mi hanno vista spaccare la legna ogni mattina”.

Al contrario dell’Himalaya, in Siberia il cielo azzurro non è sinonimo di bella giornata poiché vuol dire che ci saranno venti gelidi molto forti. Tamara e Simone hanno dunque dovuto aspettare parecchi giorni prima di poter attaccare la montagna e, nel frattempo, si sono allenati con gli sci e hanno cercato di capire dove piantare il campo base.

By Matteo Zanga

“Ci allenavamo spesso con gli sci e, alla fine, siamo riusciti a piantare le nostre tende a circa 20 km dal villaggio grazie all’aiuto delle persone del luogo che ci hanno seguito. Quindi Simone mi ha detto che avremmo dovuto effettuare una scalata in velocità, nonostante le condizioni avverse rendessero ciò molto difficile. Alla fine ce l’abbiamo fatta e, arrivati in vetta, abbiamo subito dovuto pensare all’imminente discesa senza nemmeno poter gioire più di tanto. In ogni caso è stata un’esperienza unica, grazie a cui ho scoperto luoghi selvaggi e inaccessibili dall’altra parte del pianeta”.

VINCERE LA PAURA GRAZIE ALLA NATURA: GITA CON TAMARA LUNGER

Sabato 15 maggio 2021 siamo partiti verso le 10 dalla reception del Pineta, incamminandoci verso il santuario di San Romedio. All’escursione, oltre a me, Livio Sicher e Silvia Donati (la nostra direttrice del blog in inglese), hanno avuto l’onore di partecipare anche alcuni ospiti del Pineta, alcuni ospiti del Cavallino Bianco di Rumo guidati da Fabrizio, Bruna dell’hotel Lupo Bianco di Canazei, Evelyn dell’hotel Shandranj di Tesero, Cristina dell’hotel Catinaccio di Vigo di Fassa, Claudia dell’hotel Renato di Vigo di Fassa e il bravissimo fotografo Nicolò Miana.

Partiti dal Pineta, abbiamo subito inforcato il sentiero che porta verso San Romedio e lì ci siamo fermati un attimo a salutare il mitico orso Bruno. Quindi siamo scesi dalla scalinata dell’eremo e arrivati al parcheggio situato all’inizio del sentiero per Don.

Nei circa tre km che ci hanno portato alla salita verso Don abbiamo potuto ammirare una natura selvaggia e ancora incontaminata, affiancata dal dolce fruscio del rio San Romedio. Dal piccolo ponte in legno abbiamo quindi preso l’ascesa verso Don, paese dell’Alta Val di Non considerato come l’anticamera verso il Monte Roen.

Qui abbiamo seguito la strada che, transitando davanti al vecchio hotel Asson, porta a Plaza della Casa e al Bait del Mosca. Proprio alla piccola baita appena citata ci siamo fermati a mangiare e i vari ospiti ne hanno approfittato per chiedere a Tamara di poter scattare una foto in sua compagnia.

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Prima di proseguire col racconto, vorrei regalarvi un breve aneddoto sul Bait del Mosca, fornito gentilmente dal caro amico Marco Cova. Perché si chiama proprio così? Perché il vecchio padrone di quei terreni aveva fatto parte della “Campagna di Russia” assieme alle armate napoleoniche e, di conseguenza, era stato soprannominato “Il Mosca” in onore della capitale russa. Da questo fatto la baita ha preso quel nome.

Tornando all’escursione, poco dopo il Bait del Mosca abbiamo girato verso la “Paluazza“, la cui discesa ci ha riportati fino al bivio della Val del Verdes (sita poche centinaia di metri sopra a San Romedio). In questi ultimi km abbiamo potuto godere di panorami eccezionali e la meravigliosa e possente cascata visibile verso la fine è stata la ciliegina sulla torta.

Nel frattempo Tamara ci ha raccontato altri piacevoli aneddoti, accompagnandoci nuovamente fino al Pineta. In tutto abbiamo camminato 16 km e, per chi sia un minimo allenato, è un itinerario assolutamente consigliato!

Grazie Tamara, speriamo che tu possa tornare al più presto da noi e congratulazioni per tutti i tuoi nuovi progetti!

E ora vi lascio a una breve biografia della campionessa altoatesina… buona lettura!

TAMARA LUNGER, BREVE STORIA DELL’ALPINISTA ALTOATESINA

Nata a Bolzano il 6 giugno 1986, Tamara è entrata nella storia dell’alpinismo mondiale grazie alle sue incredibili imprese su alcune delle vette più alte del mondo.

In particolare è riuscita a scalare il K2 il 26 luglio 2014 senza ossigeno supplementare, mentre il 26 febbraio 2016 arrivò a poche decine di metri dalla vetta del Nanga Parbat. Inoltre, il 23 maggio 2010, aveva raggiunto la cima del Lhotse usando l’ossigeno.

Cresciuta nel mondo dello scialpinismo, è dunque da diversi anni un punto di riferimento dell’alpinismo italiano e mondiale. Nel corso degli ultimi anni ha spesso scalato con Simone Moro, il re delle prime invernali sugli Ottomila, con cui ha anche intrapreso uno splendido viaggio nelle desolate lande della Siberia in pieno inverno.

In quell’occasione Tamara e Simone riuscirono a raggiungere la cima del Pik Pobeda, selvaggia montagna siberiana, con temperature intorno ai -60/70°. Ma, oltre alla loro impresa alpinistica, il fatto di avere esplorato terre così estreme è stato forse ciò che ha colpito di più l’immaginario collettivo.

Dopo quell’avventura, i due nostri grandi campioni si sarebbero ritrovati in Pakistan, con l’obiettivo di concatenare il Gasherbrum I e II in inverno. Le condizioni erano però terribili e Simone finì in un crepaccio ma, grazie a uno sforzo incredibile di Tamara, riuscì a uscirne fuori vivo.

E poi… c’è stata l’invernale del K2

K2 IN INVERNO: LA TESTIMONIANZA DI TAMARA

Durante numerose interviste, Tamara aveva dichiarato in più occasioni di avere il sogno di poter scalare il K2 (seconda vetta più alta del pianeta con i suoi 8.611 metri) in inverno. Così, non appena si è presentata l’opportunità, l’ha colta al volo ed è volata in Pakistan assieme al suo nuovo compagno di scalata Alex Gavan.

Mentre lei e altri alpinisti si stavano acclimatando a quelle altitudini, dieci alpinisti nepalesi di tre diversi team sono riusciti ad arrivare in vetta durante il pomeriggio del 16 gennaio 2021.

Quello stesso giorno, però, lo spagnolo Sergi Mingote è spirato proprio tra le braccia di Tamara, la quale aveva tentato di soccorrerlo assieme ad altri colleghi dopo una terribile caduta. Nei giorni seguenti la montagna pakistana si sarebbe presa la vita anche di altri quattro grandi alpinisti (Atanas Skatov, Ali Sadpara, John Snorri e Juan Pablo Mohr).

Nel tentativo di attacco finale alla vetta, Tamara era partita assieme ai compagni sopra citati ma, a un certo punto, ha preferito tornare indietro e ciò ha probabilmente determinato la sua salvezza.

Una cosa è però certa. Tamara è una persona speciale, piena di vita e con mille incredibili storie da raccontare. Ha trascorso l’ultima parte della propria vita sulle montagne più alte del mondo, alternando grandi gioie ad altrettante sofferenze.

A noi ha sempre colpito la sua grande spontaneità, la luce nei suoi occhi ogni volta in cui racconta una sua avventura e il suo spirito libero. Perciò, se vi foste persi l’evento del 14/16 maggio, vi invitiamo a essere presenti la prossima volta per conoscere questa donna speciale.

Vi consiglio infine di leggere il bellissimo libro scritto da Tamara, dal titolo “Io, gli Ottomila e la felicità. I miei sogni, tra amore per la montagna e sfida con me stessa” (ed. Rizzoli, 2017).

Se volessi prenotare la tua vacanza qui al Pineta Nature Resort, scopri qui i nostri chalet e le suite e dai un occhio al centro benessere.

Riccardo Tempo


Una risposta a “Tamara Lunger al Pineta: un evento indimenticabile”

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